Castello di San Pelagio, Due Carrare (PD)

Castelli in aria

Nella pianura padovana c'è un luogo in cui, più che altrove, le idee possono volare alto e prendere finalmente una forma inusuale. Descriverei così la mia esperienza dello scorso 19 ottobre quando al Castello di San Pelagio – un edificio di 300 anni che, nei pressi di Padova appunto, ospita il Museo del Volo e il Parco delle Rose e dei Labirinti – ho potuto raccontare a un gruppo di imprenditori del software che l'epoca delle aziende tutte d'un pezzo, fatte di numeri e di assiomatiche missioni di profitto, è probabilmente finita.

È da qualche anno che, qui e là, si respira questa insofferenza. La mia (di insofferenza) credo venga da molto lontano: forse da quando, bambino, leggevo nella onnipresente azienda famigliare una dedizione alla causa, peraltro nobile e portata avanti con grande dignità e passione, che rischiava di sopraffare la sottilissima linea dei sogni, oltre i quali aprire il mondo fantastico di un (allora) improbabile cambiamento. Lo devo dire: questa ricetta di sacrificio e lavoro ininterrotto è stata certo la chiave, per molte piccole imprese e famiglie italiane, che ha permesso di aprire le porte di un benessere diffuso. E tuttavia ne ha sbarrate altrettante, spesso censurandole come frivolezze di qualche giovane mente non ancora abituata alla brutale realtà dei fatti.

Perdonerete la fanciullezza dell'affermazione, ma confesso, con un pizzico di malizia, che a San Pelagio mi sono preso una rivincita. Senza tuttavia rinunciare a farmi riempire il cuore di speranza quando fra il pubblico – che fino a quel momento aveva trattato di software e di privacy, di norme e di PEC – ho visto le teste annuire e lasciarsi in qualche modo confortare dalle incertezze che stavo loro suggerendo: un senso dell'identità sempre più frammentato e contraddittorio; un emergere di valori che mettono in luce la debolezza dei nostri umanissimi bisogni; il tentativo di trovare un significato e un perché a ciò che facciamo come aziende e come persone; un desiderio di raccontare e di essere insieme per ricostruire il futuro che credevamo fosse sicuro e che invece si è rivelato in tutta la sua immateriale fragilità.

Il mio intervento si è concluso con qualche sorriso e, devo dire, con molti complimenti. Ma soprattutto con persone ansiose di tornare a essere ciò che sono: persone appunto.

Vado per un attimo a riguardare tutti i miei castelli in aria. Non avrei mai creduto che un giorno quei tentativi impacciati e inesperti di pensare al di là della severa apparenza con cui mi era stato presentato il lavoro, sarebbero diventati la fonte di una professione che non osavo immaginare. Ora di questi castelli sto disegnando progetti e cantieri; sto infornando i mattoni leggeri delle parole; sto chiedendo a me stesso di lasciare che il potente calore di quella fornace alimenti insieme la solidità dei muri e la levità delle idee.

Non so ancora dove mi stiano portando queste speranze. Certo in un labirinto di rose dove il profumo di umano pare sempre di più l'essenza di una vita che avevamo dimenticato e che io credo sia ora di riscoprire. In tutte le sue incerte e incredibili potenzialità.

Foto: Castello di San Pelagio, Due Carrare (PD), www.castellosanpelagio.it

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