Consegna della Borsa Thanksgiving 2017-2018

Due minuti per cambiare

L'ho imparato frequentando Intercultura: il mondo cambia – voglio dire, cambia nella direzione e nel senso che gli vogliamo dare – soltanto se si parte da una persona alla volta. Un esempio di questa filosofia è la Borsa Thanksgiving che (come vedete dall'immagine) ho consegnato pochissimi giorni fa, insieme a Marissa e agli altri membri del Comitato che abbiamo istituito, alla nostra giovane promessa Laura, in partenza per un anno in Ungheria.

Insomma, per quanto mi riguarda, è finita da un pezzo quell'idea per la quale sono i grandi e inequivocabili gesti a modificare in profondità lo stato delle cose. Ho dovuto nel tempo accorgermi che, sotto la superficie delle convinzioni e dei valori con cui spesso guardiamo aprioristicamente la realtà, si nasconde un brulicare inquieto e incerto di conflitti e di piccole discrepanze, di incoerenze, che rendono ruvide anche le più certe e intoccabili affermazioni.

Ciò che più mi sta dando l'insegnamento – al quale da tre anni a questa parte mi dedico con sempre maggiore interesse – è la consapevolezza che sono invece le piccole azioni quotidiane a rimescolare le carte molto più di quanto potessi pensare. È la logica dei due minuti: che ho appreso in dieci anni di pratica dello yoga; che ho ritrovato nel motto di Intercultura «una persona alla volta»; che ho ripetuto nel corso di quest'ultimo anno a coloro i quali, più che studenti, mi appaiono oggi compagni di viaggio: persone che mi hanno offerto l'opportunità di indagare attraverso di loro le strade  che non avevo ancora considerato nel mio percorso.

Due minuti sono il tempo di un gesto, di un pensiero, di un atto di amore e di gentilezza, prima di tutto verso se stessi. Due minuti sono un tempo discreto, che sa confondersi, che non disturba troppo il roboante incalzare delle nostre aggrovigliatissime giornate. Del resto, credo non sia un caso se persino George Orwell – pur nella forma di un contenimento operato sul protagonista – cita in 1984 i «due minuti d'odio» come ultima speranza, e condanna insieme, di una società incarcerata nel tentativo di cancellare qualsiasi cambiamento.

Ecco allora che due minuti sono l'atto più prorompente di una volontà e di una speranza che cerca, nel silenzio e nel rispetto dell'opinione altrui, quell'incoerenza dentro se stessi: non tanto per redimerla; quanto piuttosto per esplorarla, quasi fosse un'occasione per ridiscutere se stessi e diventare una porta socchiusa verso nuove possibilità di futuro.

Ho un rapporto contraddittorio con l'insegnamento. Poiché, per quanto lo rifugga, è dentro l'aula che trovo uno spazio di espressione ogni volta impensato. E così, per ben più di due minuti, a lezione ho la fortuna di essere incalzato dalle mie stesse parole a considerare seriamente ciò che propongo. Salvo poi uscirne con una microscopica impercettibile modificazione di me stesso che mi fa credere che tutti dovrebbero acquisire strumenti di riflessione sulla propria identità.

Perché riflettere è inevitabilmente cambiare; e cambiare è vivere.

Il Nutrimento della settimana

Condivido semi culturali per nutrire idee e persone

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