Pesci fuor d'acqua

Pesci fuor d'acqua

Non so se a voi sia mai capitato di sentirvi inopportuni, disorientati, persino alienati dalla realtà, quando nel racconto delle ultime tendenze sul web o in televisione non riuscite a ricordare di aver mai sentito i titoli dei film o delle serie né i nomi più blasonati della musica e dello spettacolo e persino di importanti, mediaticamente parlando, avvenimenti di economia o politica nazionale ed estera. La sensazione è quella di essere, per così dire, dei disadattati culturali – inetti, se non addirittura colpevolmente fuggitivi da una informazione sulla più stretta attualità.

Mi conforta l'esempio delle Considerazioni inattuali, che Nietzsche ha raccolto tra il 1873 e il 1876, fondate sul concetto che è bene astenersi da pratiche troppo mondane, di qualsiasi genere esse siano, per dedicarsi a una riflessione ruminante e fuori dal tempo. Così fuori dal tempo che, leggendo il saggio Sull'utilità e il danno della storia per la vita, il suo autore ha potuto dare una sferzante precisa e impietosa lettura del mondo contemporaneo – non suo ma dei giorni nostri.

Se c'è un aspetto che mi appassiona della filosofia è proprio quello di ragionare su questioni tanto profonde da apparire totalmente inutili. Salvo poi ricredersi nel vedere che solo un'analisi della realtà condotta ai suoi minimi termini consente di costruire significati e attribuire alla propria esperienza di vita qualità fino a poco prima «invisibili agli occhi» – diciamolo: anche il Piccolo Principe era un inattuale incallito, un piantagrane, un bastian contrario che, con l'innocenza dell'infanzia, ha scagliato pietre pesanti e disarmanti specchi contro le bizzarre consuetudini della modernità.

Questo percorso, che viaggia sul sottile filo dell'imbarazzo, sotto l'incombente minaccia di sentirsi esclusi anche durante la più banale delle conversazioni, è tutto sommato non privo di spunti e di interesse. Non cambierei le mie noiose serate, trascorse a guardare i documentari di Rai Storia, con gli spettacoli rampanti della politica e del giornalismo o con le imperdibili serie di Netflix.

Non mi piace stare troppo sul pezzo dell'attualità – o per dirla altrimenti, in quel qui-e-ora, sempre mediaticamente parlando, che non mi appassiona per niente. Amo di più una discussione lenta e ragionata. Ma confesso di sentirmi solo, con un amo in mano e senza pesci da pigliare. A mia volta pesce fuor d'acqua che, nella confusione di una rete troppo abitata, deve trattenere il respiro.

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