Valeria Bordonaro, Jana Vichrova, Stefano Francoli

Ricette di filosofia

Lo scorso fine settimana ho passato la domenica in un bellissimo luogo del biellese: a Muzzano, fra colline dolci e sentori autunnali, in compagnia di un gruppo curioso e motivato. Insieme a me, la coach Valeria Bordonaro e la naturopata Jana Vichrova hanno arricchito, con i rispettivi punti di vista, un dibattito che abbiamo definito Il cibo: bisogno del corpo e metafora di ciò che nutre l'umano e che, per quanto mi riguarda, mi ha portato a discutere il cibo come oggetto filosofico.

Immagino che non si possano pensare due mondi più distanti. Da una parte il cibo, appunto: il corpo, le necessità materiali che rappresentano in maniera inequivocabile il legame dell'umano con la terra e l'istintualità animale. Dall'altra la filosofia: l'amore e il sapere elevati a massimo grado nella storia come l'espressione più felice e riuscita di un distacco dalla realtà terrena che relega il corpo quasi a un inconveniente di percorso.

Eppure – lo sappiamo per esperienza – le cose non stanno affatto così. Non abbiamo mai separato realmente il voluttuoso soddisfacimento degli istinti dal pensiero cristallino di una verità posta in un cielo al di sopra delle nostre teste. Sappiamo invece molto bene come la riunione intorno alla tavola – rituale che anche domenica abbiamo regolarmente compiuto dopo la nostra digressione filosofica – sia il contesto fra tutti più umano per scendere dall'intellettualismo delle alte sfere alla concretezza della realtà senza per questo banalizzarla.

«Non di solo pane vive l'uomo». Parafrasando in una ricetta filosofica che io credo possa raccontare meglio l'attualità delle nostre inquietudini, potremmo anche dire il tempo delle verità (filosofiche, ideologiche, politiche, religiose) sicure e incontestabili si avvia verso il tramonto definitivo. Al suo posto una sola certezza: il corpo che reclama il suo bisogno primario; e che proprio per questo ci ricorda l'ineguagliabile capacità umana di accogliere un bisogno – una mancanza – come il tratto distintivo di un animale capace di rileggere quella stessa mancanza in un'ottica esistenziale e filosofica.

Gilles Deleuze, parlando a proposito di Nietzsche, descriveva la filosofia non come amore per la sapienza; ma come pensiero spericolato che, nascosto sotto le rassicuranti maschere della cultura, rimette in discussione continuamente ciò che siamo. Lo fa anche il cibo, quando ogni giorno ci ricorda che siamo animali e ugualmente creature protese verso una mai sazia ricerca di significato, immaginabile solo con la mente.

Il cibo è il simbolo della nostra materialità. E, insieme, della fragile incertezza che ci fa volare alto fra i succosi sapori della filosofia.

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